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La crescente preoccupazione riguardo alla presenza di microplastiche nell’acqua in bottiglia ha portato ad un acceso dibattito, sia tra i consumatori che nella comunità scientifica. Ma cosa sono esattamente le microplastiche e le nanoplastiche, da dove provengono e come possiamo limitarne l’assunzione?
Cosa sono le microplastiche?
Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 millimetri, derivanti dai processi di produzione industriale o dalla degradazione di oggetti più grandi. Sono particelle altamente inquinanti, derivanti da materiali plastici che si trovano ovunque – negli oceani, nel suolo, nei prodotti di uso comune, nel cibo e nell’acqua.
Accanto alle microplastiche, però, si parla sempre più spesso anche di nanoplastiche, ossia con dimensioni inferiori a 1 micrometro. La differenza principale tra le due non risiede solo nelle misure, ma anche nella possibilità di penetrare nei tessuti biologici.
Mentre le microplastiche possono accumularsi in alcune parti del corpo, le nanoplastiche hanno la capacità di attraversare le barriere cellulari, come la placenta o il cervello, rappresentando una minaccia ancora più profonda per la salute umana e animale.

Quali effetti possono provocare?
Non ci sono ancora prove definitive sui danni provocati dalle microplastiche accumulate nell’organismo, ma è probabile che l’ingestione di queste sostanze non abbia effetti positivi.
Micro e nanoplastiche sono state rilevate in diversi organi e fluidi corporei, tra cui:
- Placenta: uno studio ha identificato frammenti di plastica nella placenta umana, suggerendo che queste particelle possano arrivare al feto durante la gravidanza;
- Polmoni e cervello: alcuni ricercatori hanno trovato microplastiche nei tessuti polmonari e cerebrali, indicando che l’inalazione possa aumentare l’esposizione;
- Fegato, reni e milza: analisi post-mortem hanno rivelato tracce di microplastiche in questi organi, evidenziando la loro diffusione attraverso il sistema circolatorio;
- Sangue: una ricerca olandese ha dimostrato per la prima volta la presenza di microplastiche nel sangue umano, dal PET al polistirene fino al polimetilmetacrilato.
La capacità delle nanoplastiche di penetrare in diversi organi e tessuti solleva importanti preoccupazioni sugli effetti a lungo termine per la salute umana. È quindi fondamentale approfondire la ricerca a livello internazionale, per comprendere appieno le implicazioni derivanti dalle microplastiche e sviluppare strategie di prevenzione.

Ci sono microplastiche nell’acqua in bottiglia?
Purtroppo sì, le microplastiche sono presenti nell’acqua in bottiglia.
Uno studio condotto dall’Università di New York ha rilevato particelle di plastica nel 93% dei campioni di acqua imbottigliata analizzati, 259 bottiglie di 11 marchi comprate in 9 Paesi, con concentrazioni variabili a seconda dei materiali utilizzati e dei processi produttivi.
Residui minuscoli di plastica possono infatti contaminare l’acqua in bottiglia nelle diverse fasi di produzione: durante la raccolta alla fonte (a causa dell’inquinamento ambientale), durante il processo di imbottigliamento e durante la sua conservazione, con il rilascio di particelle in plastica da bottiglie e tappi (soprattutto nel tempo).

Quindi l’acqua nelle bottiglie di plastica fa male?
Nel corso degli anni sono stati svolti numerosi studi scientifici sulla sicurezza dell’acqua in bottiglia; come il recente studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (*), nel quale è stata sviluppata una piattaforma di imaging specializzata per rilevare e identificare le nanoplastiche a livello della singola particella.
Utilizzando questa tecnica, i ricercatori hanno analizzato vari campioni di acqua in bottiglia, scoprendo una concentrazione compresa tra 110.000 e 370.000 particelle di plastica per litro, di cui il 90% nanoplastiche. Questi risultati indicano una presenza di particelle in plastica nell’acqua in bottiglia quasi 100 volte superiore rispetto a quanto riportato in studi precedenti, che stimavano un numero medio di circa 300 frammenti per litro.
(*) N.B.: le acque prese in esame per questo studio sono acque potabili trattate e imbottigliate. Il maggior numero di nanoplastiche rinvenute provengono dalla poliammide dei filtri utilizzati per trattare l’acqua; le acque minerali standard non subiscono questo processo.

Sappiamo anche che l’acqua in bottiglia contiene il doppio delle microplastiche dell’acqua da rubinetto, rendendo quest’ultima la scelta generalmente più sicura e controllata.
Nonostante le numerose conferme che l’acqua del rubinetto sia spesso l’opzione migliore, l’Italia resta tra i principali paesi che consumano più acqua in bottiglia, con il 62% delle famiglie che la preferiscono e per cui spendono circa 240 euro l’anno.
Come possiamo limitare l’assunzione di microplastiche?
Ridurre l’esposizione a microplastiche e nanoplastiche è una sfida complessa: molte ricerche sono tuttora in corso, e non esiste una soluzione unica e definitiva per eliminare completamente il rischio. Eppure, possiamo adottare alcune strategie pratiche:
1. Evita l’acqua imbottigliata, preferendo l’acqua del rubinetto.
L’acqua potabile controllata dalle autorità sanitarie locali contiene meno microplastiche rispetto a quella in bottiglia. Eventualmente, utilizzare sistemi a nanofiltrazione come Goccia di Nanosystem può migliorarne ulteriormente l’affidabilità.
2. Utilizza bottiglie in materiali di vetro o in acciaio inox.
Evitare l’utilizzo della plastica monouso, a partire dalle bottiglie fino a stoviglie e contenitori di uso quotidiano, non solo riduce l’esposizione alle microplastiche, ma contribuisce anche a diminuire l’inquinamento globale.
3. Informati e sostieni le iniziative di ricerca e promozione.
Mantenersi aggiornati sul tema può essere utile per avere un approccio proattivo, supportando le iniziative che promuovono la riduzione delle microplastiche nell’ambiente e regolamenti più severi per l’industria.
Fino a quando non avremo dati scientifici più certi, il nostro principale compito è agire in modo responsabile e consapevole nei confronti dell’ambiente e della nostra salute, adottando scelte che riducano l’impatto individuale e collettivo di questa problematica.

Scegli l’acqua del tuo rubinetto con Goccia di Nanosystem
Scegliere l’acqua del rubinetto rispetto all’acqua in bottiglia non è quindi solo più pratico e conveniente: è un impegno verso un futuro più sostenibile e libero dalla plastica.
E con il sistema Goccia di Nanosystem, quest’opzione diventa ancora più accessibile e sicura: la tecnologia di nanofiltrazione su membrana rimuove eventuali impurità e sostanze indesiderate dall’acqua tra cui PFAS e microplastiche, senza l’uso di sostanze chimiche, fino a 0,001 micron.
Il risultato? Un’acqua buona e pura direttamente dal rubinetto di casa.
Il dispositivo Goccia rappresenta un’opportunità concreta per fidarsi della qualità dell’acqua che beviamo ogni giorno, eliminando così l’abuso di acqua in bottiglia e i conseguenti impatti ambientali legati alla plastica.
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