pH dell’acqua potabile: cosa sapere, valori ottimali e perché misurarlo

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Tabella dei contenuti

Quando si parla di acqua potabile spesso ci si concentra sul residuo fisso o sulla durezza, ma anche il pH è un parametro chiave per la bontà dell’acqua che beviamo ogni giorno.

Pur non avendo effetti diretti sulla salute (se rientra nei limiti previsti), il pH incide su aspetti importanti come sapore, odore e compatibilità con gli impianti domestici: scopri ciò che è bene sapere sul pH dell’acqua di casa e perché è utile tenerlo sotto controllo.

Cos’è il pH e perché è importante per l’acqua da bere

Possiamo definire il pH come la concentrazione di ioni idrogeno (H⁺) presenti in una soluzione acquosa: in termini chimici rappresenta il rapporto tra ioni H⁺ (acidi) e ioni OH⁻ (basici o alcalini). Di conseguenza più alta è la concentrazione di ioni H⁺, più la soluzione sarà acida; viceversa, una maggiore presenza di ioni OH⁻ indica una soluzione basica.

La scala del pH varia da 0 a 14, dove:

  • pH pari a 7: corrisponde a una soluzione neutra, come l’acqua pura in condizioni ideali (anche se in natura non si trova praticamente mai in questa forma);
  • pH inferiore a 7: segnala una soluzione acida (ad esempio, il succo di limone ha un pH intorno a 2 – 3);
  • pH superiore a 7: indica una soluzione basica o alcalina (come l’acqua di mare o il bicarbonato disciolto in acqua).

Il pH non solo permette di definire l’equilibrio acido-base di una sostanza, ma anche la stabilità dei composti disciolti e, nel caso dell’acqua, le sue proprietà organolettiche.

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pH dell’acqua: da cosa dipende e quali effetti può avere?

Il pH dell’acqua è un parametro variabile, influenzato da numerosi elementi fisico-chimici. Tra questi i principali sono: la concentrazione di ioni disciolti, la temperatura, la durezza, la conducibilità elettrica, il residuo fisso, la presenza di anidride carbonica, nonché le sostanze provenienti da rocce, terreni o tubature con cui l’acqua entra in contatto.

In natura l’acqua non ha mai un pH puro: già alla sorgente contiene composti che alterano l’equilibrio acido-base, regolato dal sistema anidride carbonica – bicarbonato – carbonato. In questo contesto un aumento di CO₂ comporta un abbassamento del pH, mentre una diminuzione lo fa salire. Anche il contenuto salino ha un ruolo importante: un’acqua con molti sali disciolti (acqua mineralizzata) tende ad avere un pH più stabile.

Pur non avendo effetti rilevanti sulla salute umana (se contenuto entro i limiti indicati), il pH incide direttamente su alcune caratteristiche organolettiche dell’acqua:

  • un’acqua con pH acido può avere un sapore metallico o pungente;
  • un’acqua con pH alcalino può risultare piatta o amarognola.

Il pH ha però un impatto sulla corrosività o sull’azione incrostante dell’acqua: valori troppo bassi possono corrodere le tubazioni, mentre valori troppo alti possono favorire la formazione di calcare. Ecco perché, più che per motivi salutistici, monitorare il pH serve a garantire un’acqua di qualità, buona da bere e adatta agli impianti domestici.

pH dell’acqua a confronto: valori, tipologie e potabilità

Come stabilito dal Decreto Legislativo 18/2023 e raccomandato dalla WHO, il range di pH indicato per l’acqua potabile si colloca tra 6.5 e 9.5, con un intervallo ottimale tra 6.5 e 8.5 per garantire l’equilibrio tra sapore, trasparenza, stabilità e resistenza alla corrosione.

Ad ogni modo, il pH può variare sensibilmente a seconda del tipo e del trattamento dell’acqua. Di seguito una panoramica comparativa del pH in varie tipologie di acqua:

Valore pH medio 
Potabile
Note
Acqua ossigenata
< 5
No
Non destinata al consumo umano, pH acido.
Acqua osmotizzata
5.0 – 7.0
Dipende
Tende ad essere acida, viene resa potabile attraverso la remineralizzazione (by-pass).
Acqua demineralizzata
5.5 – 7
No
Totalmente priva di sali minerali, risulta non potabile perché instabile chimicamente.
Acqua di rubinetto
6.5 – 8.5
pH mantenuto entro i limiti per prevenire corrosione, incrostazioni ed effetti nocivi.
Acqua minerale marchio nr. 1
± 6.0
Acqua effervescente naturale, con un pH leggermente acido.
Acqua minerale marchio nr. 2
± 6.2
Ricca di bicarbonati e sali minerali, pH tendenzialmente neutro-acido.
Acqua distillata
≈ 7 
No
Pura (non esiste in natura), ma tende ad assorbire CO₂ nell’aria e acidificare facilmente.
Acqua minerale marchio nr. 3
± 7.4
Acqua oligominerale naturale, possiede un pH tendenzialmente alcalino.
Acqua minerale marchio nr. 4
± 7.9
Acqua leggermente alcalina, con un basso residuo fisso.

Questi valori dimostrano come il pH non sia un indicatore univoco di potabilità, ma debba essere sempre interpretato all’interno di un sistema di parametri più ampio. Acque con pH lievemente acido o alcalino possono essere perfettamente potabili, mentre altre vicine ad un pH neutro non hanno una composizione adatta al consumo umano.

Modificare il pH dell’acqua: quando e perché serve?

Alzare o abbassare il pH dell’acqua può essere utile in alcune circostanze, ma non per esigenze di salute (fintanto che l’acqua rientra nei valori raccomandati di potabilità). Il motivo principale per cui si interviene sul pH riguarda piuttosto la qualità percepita dell’acqua, ovvero il sapore, l’odore e l’impatto a contatto con impianti e tubature.

Un’acqua acida (con pH troppo basso) può risultare corrosiva e avere un gusto pungente, mentre un’acqua alcalina (con pH troppo alto) può causare cattivi odori e un sapore piatto; inoltre un’acqua con un pH anomalo può favorire le incrostazioni calcaree o la corrosione dei metalli, specie in presenza di alte temperature e di una durezza elevata.

Agire sul pH dell’acqua comporta anche variazioni nella conducibilità elettrica, cioè la capacità dell’acqua di trasportare la corrente grazie agli ioni disciolti: un’acqua con pochi minerali può avere un pH instabile, che risulta più difficile da misurare con precisione. 

Infine è importante sfatare un luogo comune: bere acqua alcalina non ha alcun vantaggio “miracoloso” per la salute. Spesso si sente parlare delle presunte proprietà benefiche delle acque con pH basico, non esistono evidenze scientifiche solide a supporto di queste affermazioni – ne abbiamo parlato qui, in un articolo dedicato all’acqua alcalina.

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Perché scegliere un dispositivo filtrante per l’acqua di rubinetto

Il pH dell’acqua di rubinetto è sempre garantito entro i limiti di legge (6.5 e 8.5) ma può variare in base alla rete idrica locale, alle condizioni delle tubature e al contenuto di sali.

Pur essendo potabile, in molti casi l’acqua di rubinetto presenta caratteristiche organolettiche migliorabili (odori e sapori sgradevoli): ed è qui che entrano in gioco i dispositivi filtranti, progettati per aumentare la qualità percepita e la bontà dell’acqua.

I sistemi con tecnologie avanzate, come la nanofiltrazione, sono in grado di abbattere la concentrazione di cloro e calcare, sali e ioni in eccesso, PFAS e microplastiche, ottenendo così un’acqua oligominerale con una bassa durezza e conducibilità elettrica. 

La filtrazione dell’acqua non solo migliora gusto, odore e limpidezza, ma contribuisce a mantenere il pH entro il range ottimale raccomandato: Goccia, il dispositivo domestico sviluppato da Nanosystem, rappresenta una soluzione ideale in questo contesto! 

Grazie alla nanofiltrazione Goccia abbatte le eventuali impurità mantenendo i parametri dell’acqua sotto controllo, compreso il pH. Il risultato è un’acqua di qualità e buona da bere, con ottime proprietà organolettiche e adatta all’uso quotidiano di tutta la famiglia.

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