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Ogni giorno, senza rendercene conto, ingeriamo e respiriamo microplastiche: sono presenti nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo e persino nell’aria che respiriamo.
Studi scientifici recenti hanno dimostrato che queste particelle possono circolare nel sangue, accumularsi negli organi e influenzare negativamente il nostro organismo. Ma cosa significa tutto questo per la nostra salute e cosa possiamo fare per rimediare?
Microplastiche: cosa sono e dove si trovano?
Possiamo definire le microplastiche come minuscole particelle di materiale plastico, con dimensioni inferiori a 5 millimetri, che derivano dalla frammentazione di oggetti in plastica o da particolari lavorazioni industriali. È possibile classificarle in base all’origine:
- Microplastiche primarie: derivanti dalla degradazione dei contenitori di vari prodotti (dai cosmetici ai detergenti) o da altri processi (domestici, pubblici o produttivi);
- Microplastiche secondarie: derivanti dalla disgregazione progressiva di rifiuti plastici più grandi, come bottiglie d’acqua, sacchetti in nylon o reti da pesca.
Oltre alle microplastiche esistono le nanoplastiche, particelle ancora più piccole inferiori a 1 micrometro, che possono formarsi dalla degradazione delle stesse microplastiche. A causa delle loro dimensioni estremamente ridotte, hanno la capacità di penetrare nei tessuti biologici, rappresentando una minaccia significativa per tutti gli esseri viventi.
Microplastiche e nanoplastiche si trovano ormai praticamente ovunque: negli oceani, nel suolo, nell’aria e persino negli alimenti e nell’acqua, sollevando così forti preoccupazioni riguardo ai possibili effetti sulla salute umana e sull’ecosistema.

Microplastiche nel corpo umano: perché sono pericolose?
Diversi studi recenti hanno dimostrato che le microplastiche possono accumularsi nel corpo umano attraverso l’inalazione, l’ingestione e l’assorbimento cutaneo, distribuendosi facilmente dal flusso sanguigno verso gli organi principali.
Come avviene l’accumulo nei tessuti? Secondo uno studio del 2022, le microplastiche attraversano le barriere biologiche (in primis quella intestinale ed ematoencefalica), raggiungendo gli organi e potenzialmente interagendo con le loro cellule.
L’assorbimento intestinale è una delle principali vie di ingresso: una volta ingerite, le microplastiche possono superare la mucosa intestinale ed entrare nel sangue, passando facilmente negli organi e accumulandosi nei tessuti. Anche l’inalazione rappresenta una via critica di esposizione, attraverso gli alveoli polmonari e i vasi sanguigni associati.
Perché le microplastiche sono pericolose? Altre ricerche approfondite evidenziano diversi rischi associati all’accumulo di microplastiche nell’organismo. Tra questi:
- Trasferimento di sostanze tossiche da parte delle microplastiche, tra cui metalli pesanti e inquinanti organici persistenti, che possono essere rilasciate nell’organismo;
- Infiammazione e stress ossidativo, attivando la reazione del sistema immunitario;
- Alterazioni cellulari e metaboliche, con l’aumento del rischio di malattie croniche.
L’accumulo di microplastiche nel corpo è ancora oggetto di studio, ma le evidenze attuali suggeriscono varie implicazioni decisamente negative per la salute. Il problema non sono solo le microplastiche in sé, ma anche le sostanze chimiche che possono trasportare e rilasciare nel corpo, con potenziali effetti dannosi a lungo termine.

Microplastiche nel sangue: cosa dicono le ricerche
Uno dei risultati più preoccupanti della ricerca sulle microplastiche è la loro presenza nel flusso sanguigno. Fino a pochi anni fa, l’idea che delle particelle di plastica potessero circolare nel sangue sembrava remota, ma le attuali ricerche lo hanno confermato.
Tra queste, uno studio pionieristico dell’Università di Amsterdam ha dimostrato per la prima volta che le microplastiche possono essere effettivamente rilevate nel sangue umano. L’analisi dei campioni prelevati da volontari sani ha individuato la presenza di particelle plastiche in circa l’80% dei soggetti esaminati, tra cui PET, polistirene e polietilene.
Le microplastiche nel sangue sollevano numerose preoccupazioni sulla salute:
- Diffusione in tutto il corpo: dal flusso sanguigno, le microplastiche possono trasferirsi e potenzialmente accumularsi ovunque, nel fegato, nei reni e persino nel cervello;
- Interazione cellulare: le microplastiche possono interagire e alterare la normale funzione delle cellule nel sangue, stimolando risposte immunitarie e possibili infiammazioni;
- Rischio cardiovascolare: se le microplastiche si depositano nei vasi sanguigni, possono contribuire a processi patologici o alla formazione di placche aterosclerotiche.
Microplastiche negli organi: cosa dicono gli studi
Le microplastiche non si limitano a circolare nel sangue, ma possono accumularsi negli organi e interferire con diversi sistemi biologici. Cosa dicono gli studi più recenti?
Microplastiche nell’apparato respiratorio: le nanoplastiche possono raggiungere gli alveoli polmonari, mentre le microplastiche possono depositarsi nelle vie respiratorie superiori, sollevando preoccupazioni per potenziali effetti infiammatori e danni ai tessuti polmonari (soprattutto nei soggetti esposti ad elevati livelli di inquinamento atmosferico).
Microplastiche nel sistema gastrointestinale ed epatico: l’ingestione di microplastiche attraverso il cibo e l’acqua può favorire l’accumulo nel tratto gastrointestinale, provocando alterazioni nella flora batterica, danni alle pareti e alle barriere protettive; depositandosi nel fegato, causano anomalie del metabolismo epatico e dei processi di detossificazione.
Microplastiche nel sistema nervoso: microplastiche e nanoplastiche possono attraversare la barriera ematoencefalica e raggiungere il cervello, potenzialmente inducendo un aumento dello stress ossidativo, dell’infiammazione nelle cellule neuronali e interferenze nella comunicazione sinaptica, aumentando il rischio di neurodegenerazione.
Microplastiche e sistema immunitario: l’esposizione alle microplastiche può scaturire sia l’iperattivazione del sistema immunitario, causa di possibili infiammazioni croniche, sia un indebolimento della risposta immunitaria, rendendo l’organismo più vulnerabile.
Microplastiche e salute riproduttiva: sussistono diversi rischi legati alla fertilità, alla gravidanza e allo sviluppo infantile, tra cui danni alla qualità dello sperma e degli ovociti, e la possibile esposizione fetale durante la gravidanza o attraverso il latte materno.
Le ricerche sulle microplastiche nel corpo umano sottolineano l’importanza di ridurre la diffusione di queste sostanze, e invitano ad approfondire ulteriormente gli studi per comprendere appieno le conseguenze di questa contaminazione per la salute umana.

Cosa fare per ridurre ed evitare le microplastiche
La crescente preoccupazione riguardo le microplastiche ha spinto sia le istituzioni che i consumatori a cercare soluzioni efficaci per limitare, per quanto possibile, l’esposizione.
A partire dal 17 ottobre 2023, l’Unione Europea ha introdotto il regolamento 2023/2055, che vieta l’uso intenzionale di microparticelle polimeriche sintetiche nei prodotti d’uso quotidiano, tra cui cosmetici, detergenti, fertilizzanti, prodotti fitosanitari e dispositivi medici. È previsto un periodo transitorio per l’applicazione del divieto, ma l’obiettivo finale è limitare lo spargimento di microplastiche nell’ambiente per proteggere la salute pubblica.
Nella vita di ogni giorno, ci sono alcune pratiche che ciascuno di noi può applicare per cercare di minimizzare l’ingestione e l’esposizione costante alle microplastiche:
- Prestare attenzione ai tessuti sintetici durante il lavaggio, che potrebbero rilasciare microfibre plastiche, possibilmente utilizzando dei sacchetti filtranti per il bucato.
- Evitare l’uso di bottiglie di plastica, optando per contenitori riutilizzabili in vetro o in acciaio inossidabile, contribuendo anche a diminuire l’inquinamento ambientale;
- Scegliere cosmetici e detergenti senza microplastiche, leggendo attentamente le etichette e, se possibile, scegliendo prodotti naturali o certificati senza plastica;
- Utilizzare sistemi di filtrazione dell’acqua di rubinetto, che possono abbattere la presenza di microplastiche nell’acqua potabile al di sotto degli indici di rilevabilità;
- Ridurre l’uso di plastica monouso (stoviglie, borsette e contenitori) adottando alternative riutilizzabili, come sacchetti di tela, contenitori in vetro e utensili in metallo;

Goccia di Nanosystem: la soluzione per l’acqua di casa
Le microplastiche sono ormai presenti ovunque nella nostra quotidianità, dal cibo che mangiamo all’acqua che beviamo. Possiamo però agire direttamente sull’acqua del rubinetto di casa, scegliendo di investire in adeguati sistemi di filtrazione domestica.
Goccia di Nanosystem è un sistema a nanofiltrazione progettato per trattenere microplastiche, nanoplastiche ed altre eventuali impurità presenti nell’acqua di rubinetto fino a 0,001 micron. Grazie alla sua avanzata tecnologia filtrante è in grado di:
- Rimuovere nano e microplastiche, PFAS ed altre sostanze indesiderate, se presenti (nitriti e nitrati, cloro, solfati, metalli, pesticidi, sabbie e solidi sospesi);
- Mantenere inalterati i sali minerali essenziali già presenti nell’acqua potabile, rendendo l’acqua di casa con caratteristiche simili a quella oligominerale;
- Risparmiare sull’acquisto di acqua imbottigliata e contribuire alla salvaguardia ambientale, favorendo un maggiore consumo dell’acqua da rubinetto.
Scegliere un sistema filtrante ad uso domestico significa contribuire attivamente alla riduzione dell’inquinamento da plastica, sempre più presente nelle nostre vite.
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